Milano: il “Matitone” di Via Adriano

Febbraio 2, 2021 Off Di Archeologia del sottosuolo

L’area industriale dove un tempo sorgeva la grande fabbrica della Magneti Marelli oggi è stata lottizzata, lasciando come unico elemento del vecchio passato un rifugio antiaereo di tipo speciale, che ancora si eleva come solitario gigantesco menhir. Si tratta di un rifugio antiaereo a torre in cemento armato, portato a termine presumibilmente nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale.

Alto circa 35 m e con un diametro di circa 8-9 m, è dotato di un solo accesso e si compone di un piano sotterraneo, mentre l’elevato si sviluppa mediante una rampa di larghi e bassi scalini che salgono fino al di sotto della punta conica, la quale alloggia una cisterna per l’acqua. Era dotato d’impianto di ventilazione forzata e filtrazione dell’aria. Nella parte iniziale della rampa, separati da una griglia dalla stessa, vi sono i lavandini e il pronto soccorso. La funzione era di offrire riparo agli operai della Magneti Marelli e poteva contenere almeno un migliaio persone.

Alcune scritte d’epoca, sia dipinte, sia incollate alle pareti, costellano gli interni assieme alle lampade stagne.

La nostra valutazione è che si trattasse di una vera e propria “trappola”: un solo piccolo accesso era pericolosissimo in caso di allarme in quanto avrebbe creato all’esterno l’assembramento di centinaia di persone, tutte in attesa di poter accedere al rifugio e tutte inermi in caso di bombardamento o di mitragliamento. Tutto ciò senza contare che per legge ogni rifugio antiaereo doveva essere dotato di almeno due accessi: generalmente doveva esservi almeno un ingresso principale e necessariamente una uscita di sicurezza in cemento armato o due uscite di soccorso. Il “Matitone”, come lo abbiamo ribattezzato noi speleologi, aveva il solo menzionato accesso e doveva quindi bastare per ogni evenienza.

Purtroppo è stato abitato per lungo tempo da extracomunitari abusivi che ne hanno rovinato e insozzato gli interni, riducendoli a un deposito di marciume e a latrina.

Dopo la “riqualifica” dell’area l’opera è soffocata dalle strutture commerciali, ma è stata ridipinta e chiusa con una nuova porta. Ma di renderla museo di sé stesso non se ne parla ancora.

La documentazione del lavoro d’indagine svolto dall’Ass.ne SCAM-FNCA è stata pubblicata anche in: Maria Antonietta Breda, Claudia Ninni, Gianluca Padovan, Catalogazione archeologica di una realtà sommersa: i rifugi antiaerei di Milano nelle strutture antiche e moderne, in R, Basilico, M.A. Breda, G. Padovan (a cura di), Atti III Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo: Massa 5-7 ottobre 2007. Archeologia del rifugio antiaereo: utilizzo di opere ipogee antiche e moderne per la protezione dei civili, Hypogean Archaeology N. 6, B.A.R. International Series 2218, Oxford 2011, pp. 65-194.